Gioacchino Volpe (Pettorano sul Gizio, 16 gennaio 1876 – Roma, 1 ottobre 1971) è stato un importante storico e intellettuale italiano, figura di spicco nel panorama culturale e politico del suo tempo.
Fu professore di storia presso l'Università di Firenze e poi all'Università di Roma, dove ricoprì la cattedra di storia medievale e moderna. La sua opera storiografica si concentrò principalmente sulla storia d'Italia, dal Medioevo al Risorgimento, con particolare attenzione ai temi della nazione, dello Stato e della cultura.
Volpe aderì al fascismo e fu uno dei suoi principali intellettuali organici. Fu membro del Partito%20Nazionale%20Fascista e senatore del Regno. La sua adesione al regime influenzò inevitabilmente la sua produzione storiografica, che fu spesso interpretata come una legittimazione del fascismo e delle sue aspirazioni imperialistiche.
Tra le sue opere più importanti si ricordano Medio Evo italiano (1902), Il popolo italiano tra la pace e la guerra (1916), Italia moderna. 1815-1915 (1943-1952), un'opera monumentale in tre volumi che rappresenta una sintesi della storia italiana nel periodo risorgimentale e post-risorgimentale.
Dopo la caduta del fascismo, Volpe fu epurato dall'università e subì un periodo di isolamento. Tuttavia, la sua opera continuò ad essere studiata e discussa, e la sua figura rimane ancora oggi oggetto di dibattito tra gli storici. La sua interpretazione della storia d'Italia, con la sua enfasi sulla nazione e sullo Stato, ha influenzato generazioni di studiosi e ha contribuito a plasmare la coscienza nazionale italiana. La complessa e controversa eredità di Volpe pone interrogativi importanti sul ruolo dell'intellettuale nella società e sul rapporto tra storia, politica e ideologia.
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